RECENSIONE: L’incubo di Hill House di Shirley Jackson

Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno (giovani coppie, gruppi di studenti, scrittori alla vana ricerca di ispirazione) non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice – e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro. Bene, a tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo di Shirley Jackson – il suo più noto – fornisce una risposta, forse la prima. Non è infatti la fragile, sola, indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, dilatando l’esperimento paranormale in cui l’ha coinvolta l’inquietante professor Montague molto oltre i suoi presunti limiti. È piuttosto la Casa – con la sua torre buia, le porte che sembrano aprirsi da sole, le improvvise folate di gelo – a scegliere, per sempre, Eleanor Vance. E a imprigionare insieme a lei il lettore, che tenterà invano di fuggire da una costruzione romanzesca senza crepe, in cui – come ha scritto il più celebre discepolo della Jackson, Stephen King – «ogni svolta porta dritta in un vicolo buio»

Parlerò chiaro, ho odiato questo libro. Non mi è piaciuto per niente.
Ma prima che mi tacciate di eresia, devo dire che tecnicamente questo non è il mio genere. Non apprezzo particolarmente gli horror gotici, o comunque storie che parlano di tensioni psicologiche che rendono i protagonisti folli. Non fa per me.

Ma andiamo con ordine.
La storia inizia con il professor Montague, che cerca dei soggetti per una sperimentazione. Chi accetterà la sua proposta, dovrà vivere per tre mesi in una casa “infestata” ovvero Hill House. Lo studio del dottore è capire come persone che hanno subito traumi passati reagiscono alle presenze all’interno della casa o solo a vivere in una casa dove in passato ci sono state diverse morti per circostanze misteriose.

I soggetti che accettano di partecipare sono due: Eleanor, una donna psicologicamente debole che ha vissuto per tutta la vita in una casa dove è sempre stata bistrattata da tutti. Theodora, detta Theo, una bellezza fuori dal comune che accetta di andare a Hill House, solo per provare qualcosa di diverso.

Il terzo soggetto ovvero Luke è un effetto collaterale dell’affitto della casa da parte del dottore. E’ il nipote della proprietaria che va li per visionare, quello che accade nella sperimentazione.

I quattro si ritrovano a vivere sotto lo stesso tetto, vivendo le loro giornate senza particolari problemi. Però durante la notte la casa è come se si animasse. Succedono alcuni avvenimenti che inquietano i nostri protagonisti, portando questi a mutare a livello psicologico. Ognuno di loro farà uscire i propri traumi e chi è più debole “sentirà” la casa in modo diverso.

Per quanto la trama fosse interessante, dopo la lettura, mi sono ritrovata a fissare il muro domandandomi: “Perché?”. Continuo a domandarmelo, non trovando risposta.
Non riesco a capire cosa affascini tanti lettori. Io ho trovato il tutto davvero noioso. Non ho sentito nessuna tensione, perché infondo se vi aspettavate fantasmi che sbucano da ogni dove, è meglio che cambiate libro.

I personaggi sono fastidiosi. Eleanor è una psicopatica sotto mentite spoglie. Passa dall’essere dolce e carina, a pensare cose davvero assurde. Theodora trascina Eleanor in camminate nei boschi e parla di cose abbastanza frivole. Luke … non lo so, sta lì, fa battute ma è utile come una forchetta per mangiare il brodo.

All’interno della casa, di solito al mattino, c’è la domestica la signora Dudley, che ha l’insana passione di ripetere sempre le stesse cose. Un disco incantato, non dice altro, forse, la Jackson, doveva renderla una parte “creepy” io l’ho trovata solo ripetitiva ed una vera “pain in the ass”.

Il personaggio più scassa maroni è la moglie del professore, che decide di andare “villeggiare” ad Hill House con il suo amico Arthur ( un povero dio che non si capisce perché non sia scappato a gambe levate ) e per tutta la permanenza vuole parlare con agli spiriti della casa con la sua planchette. Rimanendo delusa da tutta la cricca perché nessuna la prende sul serio ( e neanche Hill House ) … chissà perché!

Ad ogni modo la vera protagonista della storia è la casa. La presenza di questa avvolge gli avventori come un guanto. Seppur oltre a sbattere qualche porta e a far morire un po’ di freddo altro non fa. Però Eleanor, in confronto agli altri ( dato che è già disturbata di suo ) ad un certo punto diventa parte della casa. Lei si sente accettata e vuole rimanere con lei. Insomma la sua follia viene accentuata fino allo stremo. La sua debolezza, quella di appartenere ad un luogo, diventa incondizionata all’interno di Hill House. Quella per lei diventa casa sua.

Insomma, il libro, come già detto prima, non mi ha detto nulla. Ho apprezzato gli ultimi tre capitoli finali, perché solo in questi la casa “vive”, nel resto sonnecchia o fa cose minuscole.

In conclusione, io l’ho odiato, ma può darsi che siccome non è il mio genere ed è la prima volta che mi approccio a questo tipo di libri, sia anche normale. Però se vi piacciono libri con case “infestate” e persone psicopatiche questo è il libro che fa per voi … il mio non di certo!

COVER REVEAL: Un nuovo sorriso di Giada Grimaldi

Questo cover reveal è stato fatto ieri, ma non sono riuscita a scrivere in tempo il post.
Ma infondo mai dire mai.
Comunque vi mostro volentieri di nuovo la copertina di questa storia che sarà sicuramente dolcissima.

Giada Grimaldi
“Un nuovo sorriso”
Self publishing
Genere: romanzo rosa contemporaneo
Uscita: 29 ottobre

 

Il ritorno improvviso e inaspettato di Danika Reese a Chicago investe come un uragano la vita del cardiochirurgo Jason Parker.
Proprio lui che si era creato una routine ben definita, programmata nei minimi dettagli, zero sentimenti, niente complicazioni, si perde ancora una volta in quegli occhi dorati che gli avevano rubato il cuore quando ancora era un giovane ragazzo che non avrebbe mai toccato la sorella del suo migliore amico. Adesso davanti a lui, però, c’è una donna con un sorriso smagliante e tanto dolore negli occhi che non gli ricorda affatto la ragazzina ribelle di un tempo.
Danika è stata via per dieci lunghi anni, gli avevano detto che era partita per Londra perché annoiata dalla solita vita, molto da lei, eppure ora gli sembrano solo bugie che celano qualcosa di più grande. La ragazza senza dubbio ha un tormento molto più profondo di quello che può sembrare, e anche se il buon senso gli suggerisce di non impicciarsi, il suo cuore, il destino, gli amici e la stessa Chicago sembrano avere altri piani per Jason.
Danika invece si è ormai convinta di dover rinunciare all’amore. In fin dei conti in una sola notte di dieci anni prima le è stata concessa una seconda possibilità, non è morta. Sono stati fatti a brandelli la sua anima e il suo corpo, ma non è morta. E se rinunciare all’amore di un uomo è il prezzo da pagare per vivere al meglio la sua vita, onorandola ogni giorno come un dono prezioso, lei è pronta a farlo. Peccato che ritornare a Chicago, tra i suoi affetti vuol dire anche incontrare Jason Parker.
Una variabile che non aveva calcolato e che le scombussola tutti i piani perché lui è il suo amore eterno, quello che risveglia e rimescola tutti i suoi sentimenti e inoltre sembra proprio voler conoscere ogni suo segreto e non solo, vuole lei e tutto ciò che ha da offrire nel bene e nel male.
Danika riuscirà a fidarsi? In fin dei conti la sua vita ha raggiunto un equilibrio tale da renderla felice, diversamente felice, ma lo è davvero. Perché rischiare?

 

Per maggiori info vi lascio la pagina instagram della scrittrice e noi ci vediamo alla recensione.

Giada Grimaldi . Instagram

RECENSIONE: La verità è che non sei distante abbastanza di Chiara Parenti

 

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Un’ipocondriaca costretta in casa con l’ex fidanzato durante una pandemia globale. Riuscirà a sopravvivere al lockdown?
Marzo 2020.
Elena Tonelli è furiosa. L’Italia è in lockdown e lei è rimasta bloccata a Reggio Emilia in un appartamento che odia insieme a Lorenzo, l’ex fidanzato fedifrago che l’ha tradita e dal quale vorrebbe stare a molto più di un metro di distanza.
Pasti separati, letti separati, spesa separata. Le regole della prigionia sono chiare ma, anche così, le battaglie sono all’ordine del giorno. Ipocondriaca nel mezzo di una pandemia globale, Elena trascorre le giornate a disinfettare qualsiasi tipo di superficie, dalle 3564 fughe dei pavimenti di casa alle zampe del cane.
Lorenzo invece è molto più rilassato su questo punto: entra ed esce di casa ogni giorno con disinvoltura, senza mai dire dove vada, cosa che manda Elena fuori di testa. Per fortuna ci sono le amiche Rebecca, Asia e Giulia che, anche se lontane, le fanno sentire la propria vicinanza tra messaggi e videochiamate.
Ma a riempire di colore le giornate grigie di Elena è Alessandro, un affascinante giovane imprenditore che aveva conosciuto qualche mese prima e che sembra intenzionato a volere molto di più che chattare con lei.
Tutto cambia la sera del 18 marzo, quando alla tv passano le immagini dei mezzi dell’esercito che trasportano le bare via da Bergamo: per la prima volta, Elena e Lorenzo si rendono conto della gravità di quello che sta succedendo fuori dal loro appartamento, e allora anche la lite sulla tavoletta del wc rimasta alzata perde di significato.
Inaspettatamente ricominciano a parlare e in casa inizia il cessate il fuoco. Sarà solo una tregua provvisoria o, intrappolati insieme, riusciranno anche a riscoprire quello che li univa prima? E Alessandro cosa farà? Resterà a guardare?

Nuova recensione. Nuova collaborazione.
Questa volta vi parlo di una storia molto divertente seppur faccia riflettere molto.
“La verità è che non sei distante abbastanza” di Chiara Parenti si svolge durante il lockdown, cosa che per tutti noi è stato un evento traumatico e destabilizzante.

La protagonista di questa storia è Elena, costretta a rimanere rinchiusa tra le stesse mura del suo fidanzato, anzi ex, Lorenzo.
La ragazza, scopre che prima della chiusura, il suo compagno l’ha tradita. Quindi è costretta a convivere con lui, in attesa di poter andare via e rifarsi una vita.
Il problema è che non è per niente semplice. Da quel momento in poi inizierà a vedere tutti i difetti di Lorenzo, ad odiare anche la sua presenza in casa. In più l’unica sua certezza nella vita, il suo lavoro, viene a mancare dato che viene licenziata.

Per sopravvivere, Elena, si rifugia nella sua stanza a parlare con le sue amiche e con la sua arzilla nonna di novantadue anni. Loro cercano di sollevarla, ma non sempre riescono a farlo.

In più Elena è un ipocondriaca vera, di quelle che disinfettano anche l’aria e che quelle rare volte che esce per fare la spesa ( o seguire il suo ex, per scoprire dove va ogni mattina ) mette tre paia di guanti, tre paia di mascherine e si lava nell’amuchina.

Ad un certo punto della storia, dopo che Elena e Lorenzo sembrano i protagonisti della guerra dei Roses, decidono insieme di abbassare l’ascia di guerra. Cercando di sopravvivere alla quarantena ( soprattutto perché Lorenzo è un cuoco ed Elena non sa cucinare ).

Da quel momento in poi i due, dopo tanto odio, inizieranno di nuovo a parlare. Insieme, scopriranno cosa è andato male nel loro rapporto e le motivazioni che hanno spinto Lorenzo al tradimento. Affronteranno i loro problemi, ritorneranno ad essere amici, arrivando alla fine della quarantena ad un unica conclusione.

Mi è piaciuto davvero questo libro. Ho riso tanto e mi sono commossa.
Oltre i due protagonisti, l’autrice ci regala anche altre storie, come quella dei vari vicini della coppia.
I due coniugi fan del karaoke, che ad ogni ora del giorno propongono revival anni 60/70 che sono, stranamente, sempre inerenti a quello che succede nella casa dei protagonisti. Il vecchietto ex psicologo del piano di sopra che, per quanto burbero, regalerà perle di saggezza.

Poi ci sono le amiche di Elena. Ognuna di loro, che agli occhi della protagonista vive un idilliaco lockdown, affronterà varie sfide.

Ma ritornando ad due protagonisti. Si ritrovano, in questo periodo di chiusura forzata, a dover affrontare non solo il loro rapporto, ma anche loro stessi. I due faranno un processo psicologico molto introspettivo.
Valuteranno i loro caratteri e cosa c’è che non va in loro.
Elena si renderà conto dei suoi errori per quanto tradita da colui che pensava fosse il suo “per sempre”.
In questo periodo, ritornano ad essere complici, si aiuteranno, creeranno cose che forse non avrebbero mai pensato prima.

In un certo senso, il libro ci rende partecipi di vari mutamenti dei due protagonisti che in fin dei conti, se analizziamo bene, ci hanno riguardato in prima persona. Durante il lockdown, tutti abbiamo iniziato a pensare e a interiorizzare le nostre vite. Ed è quello che fa principalmente questa coppia, inizia a pensare a cosa davvero vale la pena di vivere.

Quindi, in conclusione, se volete un libro divertente ma che faccia riflettere questo libro ve lo consiglio perché non solo è scritto bene ma è anche un ottimo libro.

 

RECENSIONE: Un Romeo in Blue Jeans di Martina G. Daisy

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Non c’è niente che non vada nella vita di Margherita Contini: un lavoro come maestra, una famiglia adorabile, un fidanzato apparentemente perfetto. È proprio quando Roberto, l’uomo che tutte le donne sognano, deve trasferirsi a Milano e la porta con sé che cominciano i guai. Grossi guai.
Una nuova scuola, una nuova città e una classe di bambini dispettosi che adorano fare domande scomode. E non è finita!
Il guaio più grande ha un nome, un nome bizzarro. Leone, psicologo scontroso, malizioso e tremendamente sexy che affianca la giovane maestra in cattedra. Margherita vorrebbe e dovrebbe stargli alla larga. Dovrebbe… perché da quel qualcosa di proibito e nascosto non riesce proprio a prendere le distanze.
Tra figuracce, cadute di stile e di fondoschiena, battute al vetriolo e situazioni ambigue e peccaminose, riuscirà Margherita a scoprire cosa nasconde lo psicologo dagli occhi blu?

 

La recensione che vi propongo oggi è quella di un’autrice emergente, Martina.
Una collaborazione che ho ricevuto questa estate e che solo adesso sono riuscita a portare a termine.

Il libro, per essere un opera prima, è molto carino. Certo, ci sono alcuni problemi in alcuni punti ( scene in cui si poteva dire di più ed altre di meno ), però credo che sia comunque un romanzo rosa molto dolce, come la sua scrittrice.

Ma andiamo con ordine.

Facciamo conoscenza con Margherita Contini, fiorentina, che si trasferisce nel caos di Milano con il suo fidanzato, Roberto . Chiaramente non è molto felice della scelta, dato che ama la sua città e la sua famiglia, però per amore decide di iniziare una nuova vita.

L’impatto con il suo “nuovo mondo” non è semplice. Ma soprattutto il suo lavoro come insegnante non inizia nel migliore dei modi. Si ritrova a doversi far rispettare da bambini con genitori troppo invadenti e soprattutto, per superare la prova come insegnante, deve avere a che fare con Leone lo psicologo che le hanno affiancato in questo periodo.

Tra i due saranno subito scintille. Ma quando Margherita inizierà a cedere, poiché la sua vita a Milano non è quella che si aspettava, Leone sarà il primo che le darà una mano. Questi avvenimenti porteranno la nostra protagonista a comprendere meglio la sua situazione sentimentale e di vita.

Leone sprona in tutti i modi Margherita e lei lentamente, non senza qualche inciampo, inizierà ad avere una nuova consapevolezza di se.

Devo dire che la storia e le vicende, mi sono piaciute molto.
Ho trovato il personaggio di Leone molto affascinante e magnetico ed ho adorato come lui e Margherita interagiscano. Ho amato principalmente quell’alone di mistero che lo circonda, quelle cose dette e non dette, che lasciano la protagonista piena di dubbi su di lui.

Margherita è una giovane donna piena di insicurezze e un po’ goffa. Non prende mai una decisione concreta e tutto quello che le accade intorno lo assimila rendendolo suo anche se, in alcuni contesti, non ne ha nessuna colpa. Però, alla fine, grazie a Leone riesce a prendere in mano le redini della sua vita, tagliando alcuni fili che la intrappolavano.

Come detto prima, la storia è molto carina ma, ci sono delle piccole pecche ( giusto un paio ).
Margherita pensa troppo e forse alcuni suoi pensieri potevano essere un po’ diluiti, poiché a causa di questo a volte la lettura diventa un po’ pesante. Cosa totalmente inversa per il finale che secondo me poteva essere allungato di più. Succede così tanto in così poco tempo, che il lettore fa fatica a capire che sta succedendo. Insomma, il taglio drastico del finale, poteva essere portato alle troppe elucubrazioni di Margherita.

Ma infondo è un primo libro di una giovane autrice, che se l’è cavata fin troppo bene. Ha creato una storia emozionante e divertente, ma soprattutto, di una dolcezza disarmante.
Quindi, oltre i punti che ho detto prima, il libro lo consiglio caldamente, perché lo psicologo dagli occhi blu è un Romeo … perfetto.

 

RECENSIONE: Per il mio amore, Whiskey di Kandi Steiner

Dieci anni d’amore, di perdita, di amicizia, di cuori infranti e di emozioni da gustare fino all’ultima goccia.

Dal primo momento in cui incontra Jamie, Brecks sa che la sua vita non sarà più la stessa.
Quel ragazzo dagli occhi ambrati diventerà il suo Whiskey, una irrinunciabile dipendenza. Mese dopo mese, anno dopo anno, errore dopo errore, la loro amicizia si fa sempre più complicata, e la loro attrazione sempre più inarrestabile.

Ma cosa fare quando il tempo e le circostanze sembrano essere sempre avverse?
Quanto duramente e quanto a lungo una donna può lottare per riappropriarsi del cuore dell’uomo che da sempre le appartiene?

Una storia cruda, appassionata e straziante, in cui il destino giocherà a tirare i fili del vero amore, in un turbinio di emozioni travolgenti.

Ci vuole più coraggio ad ammettere di amare qualcuno e di voler lottare per lui, che a lasciarlo andare per soffrire di meno.

Avete presente la sensazione di calore quando si termina un libro?
Ecco, questo è esattamente il libro che provoca questo tipo di emozione.

Alla fine della lettura mi sono ritrovata senza parole. Bello, davvero bello.

La storia di per se può apparire banale. Il concetto “migliori amici” che si rincorrono per anni è stato usato tante volte ( vedi “One Day” o “Scrivimi ancora” e non solo ), ma in questo caso la storia tra Jamie e Brecks, l’ho trovata diversa.

Dal primo momento che Brecks, vede Jamie è Amore. Ma la vita porta il suo amore a fare delle scelte.
Infatti Jamie, la prima volta che si conoscono, si innamora della migliore amica di B. e a lei tocca solo fare da terzo incomodo, osservandolo da lontano. Seppur Jamie non ignori mai Brecks e lei si senta così al sicuro con lui da confidargli cose che non aveva mai detto a nessuno.

Quando lui, va al college ( e di conseguenza viene lasciato dalla migliore amica di B. ), si perdono di vista per un anno. Fino a rincontrarsi nello stesso college. Ma le cose ora sono diverse perché B. è felicemente fidanzata.

Insomma, non posso raccontarvi tutto, perché è così pieno di imprevisti, colpi di scena e angst, che beh! svelarvi le cose sarebbe un crimine. Sappiate che il libro gira su un arco di tempo di undici anni … e vi ho detto tutto!

Ho amato pazzamente la crescita dei personaggi. Partiamo da quando hanno rispettivamente 17 e 18 anni fino ad arrivare a 28/30 anni. Di solito non mi rendo mai conto quando c’è uno spazio temporale nei libri.
Il personaggio è quello e di solito non cambia molto ( ovviamente è differente se il personaggio è bambino ). In questo caso ho seguito le sfaccettature di crescita di entrambi i personaggi, soprattutto Jamie, che dagli occhi di Brecks fa un evoluzione fisica, psicologica e sessuale, notevole. L’ho sentito ragazzo e adulto nelle pagine, immaginandomelo proprio come veniva descritto.

Un’altra cosa che ho amato tanto è stato il continuo paragonare l’amore di Brecks per Jamie, al Whiskey. Ogni capitolo viene introdotto da un titolo che riporta al liquore. Ovviamente non sono messi a caso, ma la protagonista tende a dare delle motivazioni all’interno del capitolo. Può descrivere una situazione o solo la figura di Jamie, che con il tempo da Whiskey si trasforma di Scotch.

Brecks si descrive come un alcolista che ha bisogno del Whiskey e che quando ne assapora un po’ subito le da alla testa ed è difficile smettere. Ne vuole sempre di più, fino a stare male. Mai descrizione più azzeccata.

Sono dipendenti l’uno dall’altra e a volte con risultati davvero disastrosi. Demoliscono ogni cosa che hanno intorno, non volendo.

In conclusione, se cercate un libro che voglia farvi vivere delle emozioni intense e pathos, io ve lo consiglio tantissimo. E’ un vortice di emozioni continuo. Brecks e Jamie sono due persone che si corrodono, ma si vogliono così intensamente che anche il lettore alla fine vuole vederli insieme. Sono due palle da demolizione, due caterpillar, ma che alla fine, tutto sommato, trovano un equilibrio.

COVER REVEAL: Fighting for us di Regina Mooren

Buongiorno! E’ con immenso piacere che vi aggiorno sull’ultima fatica ( la quarta ) della Royal Books Edizioni. Sono davvero felice di poter collaborare con questa casa editrice indipendente anche perché i libri sono sempre a prova di bomba e sono sicura che anche quest’ultimo libro sarà … Meraviglioso!

Ed ora vi lascio scoprire il loro nuovo libro.

Se lo ripete in continuazione Morgan, la protagonista di “Fighting for us”, e glielo ricordano alla prima occasione le persone che le stanno attorno. Ma nessuno ha davvero idea di cosa significhi tentare ogni giorno di sopravvivere a un senso di colpa che, invece, la costringe a restare ferma – sconfitta – al cospetto del suo dolore.
Nessuno a parte Tanner. Che però il senso di colpa ha deciso di affrontarlo a colpi di vendetta mista a giustizia. Lo ha persino trascinato con sé all’interno di un ottagono e, un incontro alla volta, gli scarica addosso il rancore che ha dentro. Anche se alla fine del match al centro della gabbia ottagonale rimane solo un ragazzo con il disperato bisogno di un po’ di tregua.
E Tanner la trova in Morgan, che con la sua diffidenza rappresenta allo stesso tempo una sfida e una distrazione. Convincerla a lasciarlo entrare nel suo mondo richiede impegno e pazienza. Tanto che mirare a conquistare la vetta della classifica dell’UFC è un’impresa da nulla a confronto.
Per mettere KO i pregiudizi di Morgan non bastano le arti marziali. Tanner deve dimostrarle di essere un fighter diverso al di fuori dell’ottagono e di voler combattere per il loro futuro senza che sia la rabbia a incendiargli lo sguardo, ma solamente l’amore.
Più dei campioni, contano gli uomini. È nei loro confronti che Morgan deve imparare a nutrire fiducia.
“Un passo alla volta”, fino al prossimo round.
E al gong finale capirà che la violenza che le ha causato tanto dolore, in realtà, non è ammessa neanche in un ottagono.

Fighting for us
Regina Mooren
Royal Books Edizioni
DATA DI USCITA: 16 novembre 2020
SERIE: Fighting for (volume 1)
FINALE: Autoconclusivo
contemporary romance/sport romance

Morgan vive una routine sempre uguale: studentessa universitaria di giorno, barista di notte, madre e zia nel week-end. La morte prematura della sua gemella l’ha segnata: l’ha resa molto introversa e ha ridotto all’osso la sua vita sociale. Poi, una notte, tutto cambia. Succede quando Morgan viene aggredita all’uscita dal lavoro e solo l’intervento tempestivo di Tanner Keelay la salva da un tentativo di stupro.

Tanner è un fighter di MMA scontroso e riservato, che suscita in Morgan sentimenti contrastanti. La violenza è il suo mestiere, ma nel suo sguardo e nella sua inspiegabile pacatezza c’è qualcosa di magnetico che sfida la ritrosia della ragazza e la attrae a lui. C’è anche un segreto, anzi due, a legarli. Entrambi portano avanti vite segrete nel segno dei retaggi del loro passato. A costringerli al silenzio sono i sensi di colpa e il peso delle responsabilità. Nello sbocciare e crescere di un amore, Morgan e Tanner cercheranno di affrontare le minacce e schivare i pericoli che il destino ha in serbo per loro. Un solo obiettivo li sprona a non arrendersi: riconciliarsi con il proprio passato per guardare al futuro con occhi diversi.

RECENSIONE: Pâtisserie française. Macarons in cerca d’amore di Margherita Fray

copertina

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trama

Veronica, una venticinquenne romana, si presenta a un colloquio alla Pâtisserie Française. Ed è proprio lì che si imbatte in Pierre Mureau, l’affascinante quanto arrogante, capo pasticcere della pasticceria. Molto francese, molto bello, perfezionista fino alla psicosi. Trova offensivo e riprovevole circa il 90% di quello che fa Veronica. Il suo primo incontro con Pierre non è dei più allegri. Dire che lui la consideri una buona a nulla è riduttivo. Di tutt’altro avviso è Eleonora, la proprietaria della pasticceria, che al contrario del capo pasticcere, è propensa a darle un’opportunità. Quello che all’inizio sembrerà il giusto mix per un disastro, riesce lentamente a diventare altro: Veronica conoscerà lati piacevoli di Pierre che non avrebbe mai immaginato… finché non scoprirà che anche l’irreprensibile Mureau ha dei segreti piuttosto ingombranti.
Sullo sfondo di una Roma torrida e asfissiante, Veronica conosce una versione più matura e adulta di sé, e impara cosa sono l’amicizia e l’amore.

recensione

Recupero recensioni.
A questo giro vi parlo del libro di Margherita Fray edito Royal Books Edizioni.
E’ il primo libro rilasciato da questa casa editrice indipendente e l’ho letto senza neanche guardare la trama dato che conoscevo già la penna dell’autrice e sapevo che non sarei rimasta delusa.

Se vi piacciono le storie ambientate nel contesto culinario e con un sano hate/love, beh! questo è quello che fa per voi.

La protagonista della nostra storia è Veronica, che dopo aver appeso al chiodo una laurea in Biologia, capisce che la sua vera vocazione è la pasticceria. Segue dei corsi, si appassiona e alla fine cerca un lavoro come assistente in qualche pasticceria della sua città. Dopo varie ricerche trova l’annuncio dei suoi sogni, ovvero un apprendistato in una delle sue pasticcerie preferite, la Pâtisserie française.

Al colloquio, oltre la proprietaria del negozio Eleonora, conoscerà l’uomo che dovrà affiancare ovvero il temutissimo Pierre Mureau. Tra i due non saranno rose e fiori, anzi, Pierre fa di tutto per trovare qualche lato negativo in Veronica. Alla fine però viene assunta, con molto disappunto del pasticciere.

Da quel momento in poi, Veronica, verrà catapultata nel frenetico mondo di Pierre. Fatto di dolci deliziosi e strani avvenimenti.

Non continuo oltre perché è davvero uno spasso questo libro ed il personaggio di Pierre non è un personaggio facile. Anzi, ho trovato la sua figura molto enigmatica e devo dire la verità il suo alone di mistero mi ha fatto impazzire come la protagonista.

Veronica è una giovane donna, che segue il suo sogno. Intelligente ed acuta, ma anche fragile in alcuni aspetti.

La storia è molto divertente ed intrigante ( con qualche momento drama ). Tra i due, per quanto ci sia un odio a pelle, i sentimenti mutano conoscendosi. Pierre cerca di aprirsi ad un certo punto della storia, di farsi capire, seppur sia sempre troppo criptico per Veronica.

La cosa che mi è piaciuta di più in questo libro, sono stati i colpi di scena. Mi sono ritrovata più volte con le mani sulla faccia ed è raro che mi succeda.

Un’altra cosa che ho apprezzato, sono stati i personaggi secondari. Di solito quando leggo i libri, mi rendo conto che a volte l’autore non si focalizza mai sui personaggi di contorno. Rimangono sullo sfondo e fanno solo presenza. La Fray, invece, rende i personaggi secondari parte della storia. Ognuno di loro ha una caratterizzazione ben precisa e una volta chiuso il libro fai fatica a dimenticarli ( cosa che succede spesso per i personaggi secondari ).

Devo dire la verità, il finale mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca. E’ come se fosse aperto, ma non lo è, in più si scoprono delle cose su alcuni personaggi che però … rimangono irrisolte.

So che questo libro era una storia scritta su FF. Quindi mi domando se ci fosse un seguito che però l’autrice abbia voluto tagliare. E’ come se mancasse qualcosa.

In conclusione, il libro è davvero carino, romantico e frizzante lo consiglio davvero tanto, anche perché Margherita è una GARANZIA. Spero che faccia un seguito, perché quel finale così … non mi piaciuto tanto.

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RECENSIONE: L’angelo (The Infernal Devices #1) di Cassandra Clare

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trama

Tessa Gray, orfana sedicenne, lascia New York dopo la morte della zia con cui viveva e raggiunge il fratello ventenne, Nate, a Londra. Unico ricordo della vita precedente, una catenina con un piccolo angelo dotato di meccanismo a molla, appartenuto alla madre. Quando il fratello maggiore scompare all’improvviso, le ricerche portano la ragazza nel pericoloso mondo sovrannaturale della Londra vittoriana. Sarà rapita, ingannata, sfruttata per la sua straordinaria capacità di trasformarsi e assumere l’aspetto di altre persone. La salveranno due Shadowhunters, Will e Jem, destinati a combattere i demoni, nonché a mantenere l’equilibrio tra i Nascosti e fra questi e gli umani. Tessa sarà costretta a fidarsi. Si unirà a loro nella lotta contro i demoni per poter imparare a controllare i propri poteri e riuscire finalmente a trovare Nate. Ma tutto ciò la porterà al cuore di un arcano complotto che minaccia di distruggere gli Shadowhunters, e le farà scoprire che l’amore può essere la magia più pericolosa di tutte.

recensione

Ed ecco la prima recensione della trilogia prequel della serie “The infernal devices” di zia Cassandra.

Sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla storia, ambientata cento anni prima della serie principale.

Ci troviamo a Londra e la protagonista della nostra storia è Tessa Gray, una giovane americana che si trasferisce in Inghilterra per raggiungere il fratello, siccome rimasta sola dopo la morte della zia. Quindi Tessa si imbarca per raggiungere una nuova vita. Appena arrivata, la ragazza viene presa “in custodia” da due donne, mandate dal fratello, che si sveleranno essere non tanto umane. Le due, torturano Tessa, cercando di far uscire fuori le sue abilità. Infatti, inconsapevolmente, la ragazza possiede dei poteri. E’ capace di modificare il suo aspetto fisico, assumendo le sembianze di ogni persona di cui possiede un oggetto.

Cerca in tutti i modi di scappare, ma non riesce mai a farlo. In più Tessa è promessa in sposa al Magister ( un uomo di cui non si conosce l’aspetto ) e quindi le due donne, cercano anche di istruirla a questo evento.

Una sera però, tutto cambia. Nella casa dov’è prigioniera fanno irruzione due ragazzi, che la salvano e la portano al sicuro. Questi due giovani sono Will Herondale e Jem Carstairs, due Shadowhunters.

Impaurita e spaventata, Tessa, non riesce a capire cosa stia succedendo. Non comprende i motivi del suo rapimento e dei suoi poteri. Ma, Will e Jem, insieme a tutto il resto dell’istituto, l’aiuteranno ad unire tutti i puntini ( chiaramente solo in parte, al momento ).

Durante la sua permanenza nell’istituto di Londra, Tessa conosce meglio i due ragazzi che l’hanno salvata, e piano piano i sentimenti verso i due mutano, si evolvono prepotentemente.

Will e Jem, sono amici e fratelli. Sono Parabatai. Will è praticamente un Jace ( infondo il ceppo è quello ) del 1800, battuta sempre sulla punta della lingua, coraggioso e sempre pronto a buttarsi nella mischia. Jem, invece è più pragmatico, osserva e studia il nemico e poi agisce. Insomma i due opposti, ma complementari tra di loro. Entrambi hanno dei segreti.

L’idea degli hunters in epoca Vittoriana mi ha affascinata molto. Ok! che amo quel periodo storico, ma proprio l’idea di cacciatori di demoni in quel contesto sociale, beh! molto carino. In più la Clare ha inserito anche le difficoltà di una donna a fare un lavoro da uomo in quell’epoca e cosa deve superare per aggirare il suo sistema maschilista.

La storia è abbastanza ingarbugliata, perché si tenta di capire il senso di alcuni movimenti, che però non vengono risolti, dato che questo è solo il primo libro di tre.

Se avete nostalgia dei personaggi della saga madre, non vi preoccupate che sbuca uno dei personaggi più fighi di tutta la saga, ovvero Magnus. Infondo è immortale!

In conclusione. E’ una storia diversa, ma collegata alla saga principale, infatti sto seguendo una precisa linea di lettura, alternando questa saga ( The Infernal Devices ) all’altra ( The Mortal Instrument ).

Mi sono resa conto che non ho detto nulla di particolare di questo libro, purtroppo non c’è molto da dire, perché è tutto materiale da spoiler. Vi dico solo che … niente è come sembra.

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RECENSIONE: L’angelo con la pistola di Rita Mariconda

copertina

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trama

Angelica Mari ha vissuto per quasi tutta la sua vita in fuga. In fuga da un passato che la tormenta, da un segreto che mette a rischio la sua stessa vita. Si è lasciata la sua vera identità alle spalle tanto tempo prima, e adesso si nasconde dietro le pagine dei suoi stessi libri, che costituiscono la sua unica via di fuga da una realtà spietata.

Sean Campbell, primogenito di una casata nobile scozzese, ha il futuro scritto fin da quando è nato: ereditare il ducato di famiglia e farsi carico di tutte le responsabilità che quel titolo implica. Ma Sean non vuole stare al gioco. Rifiuta il ducato, diventa il capitano della SAS britannica e lavora come agente sotto copertura per il suo Paese.
La vita di entrambi cambia quando, per uno strano scherzo del destino, Sean e Angelica si incontrano. Quasi tutti i segreti verranno a galla, la vita di Angelica sarà di nuovo in pericolo, e l’unico che potrà salvarla, nascondendola nel suo lussuoso castello, sarà proprio Sean. Lui la proteggerà, a tutti i costi, ma ha una regola: non deve, per nessun motivo, innamorarsi di lei.

Romanzo autoconclusivo

recensione

Allora, riprendo in mano le recensioni lasciate in sospeso. Questa è una di quelle.
Partendo dal principio, questo libro è teoricamente una collaborazione, ma siccome l’autrice mi contattò molto tempo fa, quando ancora il romanzo era un self, non so se ancora posso parlare di collaborazione.

Ad ogni modo, diciamo che forse era il caso di non leggerlo.

Purtroppo non mi è piaciuto molto. Ho trovato la storia, più che un romance con un misto di thriller/spy story, un fantasy.

Partiamo dall’inizio.
Facciamo conoscenza con Angelica Mari, scrittrice, ma anche figlia di un pentito mafioso, scappata dalla sua terra ( all’età di 12 anni ) per nascondersi nel beneventano.

Un giorno, mentre si dirige alla stazione per andare alla presentazione del suo ultimo libro, si scontra con un uomo che appena la vede decide che la donna ha qualcosa da nascondere ( tre secondi di orologio per capire questa cosa O.o ok! ). L’uomo si chiama Sean Campbell ed è una spia.

Sean, dopo un caffè con Angelica ( in una conversazione piuttosto assurda, dove Angelica sembra più spia di lui ), vuole capire cosa nasconde e la fa pedinare, scoprendo in pochissimo tempo tutta la sua vita ( … oook! ). Insomma, un provetto stalker, con abuso di potere.

La donna nel frattempo viene trovata anche dalla Mafia, che la cerca disperatamente, dato che questi vogliono vendicarsi con il padre a causa del suo pentimento.

Sean, decide di proteggerla e di portarla con se in Scozia, dove scopriamo che non è solo spia, ma anche Duca. Infatti Neal che lo affianca per tutto il tempo non è un suo collega ma il suo bodyguard.

Insomma, una spia con tanto di bodyguard … cioè fantascienza!

Ad ogni modo, la storia procede in modo abbastanza bizzarro, ci ritroviamo nel castello super blindato di Sean, che nessuno può superare. Un castello protetto come Fort Knox che neanche la Regina Elisabetta possiede. Riuscirà Sean a proteggere Angelica?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Purtroppo, io odio scrivere recensioni negative, perché durante la lettura cerco di trovare del buono. Ma in questo caso non ne ho trovato nessuno. La storia sarebbe stata pure carina, se i personaggi fossero stati caratterialmente diversi. In gergo di gioco di ruolo, questi sono i classici Power Player. Ovvero, personaggi super iper mega bravi in tutto e che conoscono le cose anche quando tecnicamente non dovrebbero saperle. Lui, Duca/spia/perfetto, lei acuta/intelligente/una maga della fuga.

Ho trovato tutto troppo esagerato. Avrei voluto dei difetti effettivi e soprattutto avrei trovato interessante se Sean fosse stato o Duca o Spia, non entrambi. L’eccessiva perfezione rende i personaggi poco credibili, ma soprattutto non inclini a farli piacere al lettore.

Angelica poteva essere un ottimo personaggio, se non fosse stata la Wonder woman di turno. Capisco che è sempre dovuta scappare da tutto, quindi in un certo senso il carattere deve diventare scaltro, però … anche no!

Sean uguale. Neanche James Bond e MacGyver insieme riuscirebbero a fare quello che fa il protagonista maschile di questo libro. E stiamo parlando delle due spie più famose al mondo, eh!

Per quanto riguarda la storia beh! come già detto prima, l’idea è buona, ma si perde nei dettagli, in più la copia digitale che possedevo era piena di refusi ( che spero siano stati cambiati con il passaggio Editoriale ) per non parlare delle conversazioni surreali dei protagonisti ( e non solo ) anche abbastanza banali.

Insomma, non posso consigliarlo.
Purtroppo non mi è piaciuto per niente.

Sorry!

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RECENSIONE: Scusa di Luca Crisci

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Rimpianti adolescenziali. Voglia di scappare e non farlo mai. Matteo è in coma, il suo corpo è fermo a letto ma la sua “anima” vaga. Pensa e ripensa a quello che avrebbe potuto fare e che invece non ha fatto. Non vuole prendersi le proprie responsabilità, anche se a volte sembra capire che in fondo la colpa è sua. Se la prende con i genitori per aver comprato casa in quel paesino noioso dove vive. Beatrice, sua sorella, invece ha avuto successo ed è la prova vivente che si può diventare qualcuno anche senza nascere ricchi e senza mille opportunità. E lui soffre pesantemente la sua presenza. Vorrebbe fare il cantante ma ha paura dei pregiudizi e, nel frattempo, è innamorato da anni di Ginevra. Cosa c’è tra i due? Chi c’era con Matteo quella notte? Cosa ne sarà dell’anima di Matteo?

Ed eccomi qui con una nuova recensione di una collaborazione.

Questo libro l’ho letto in una giornata, per quanto sia stato un libro davvero difficile da digerire a causa degli argomenti trattati.

Ci ritroviamo nella mente di Matteo, un giovane che vaga nei ricordi e nei suoi pensieri. Tutto questo perché è in coma.

Matteo affronta la sua vita, la guarda con la lente di ingrandimento e ci permette di entrare in modo approfondito nella sua mente contorta, fatta di rabbia e fastidio.

Con il senno di poi, mi sono resa conto che il protagonista affronta ( non propriamente nell’ordine preciso o tutte ) le varie fasi della rabbia, chiamate anche fasi del lutto.

La fase della rabbia è palese per quasi mezzo libro. E’ arrabbiato con tutti, con amici, parenti, la società, la vita. Ad ogni persona che incontra nel suo viaggio non risparmia la sua frustrazione di anima persa.
Prova rabbia per il padre ( cosa che ritornerà spesso nel libro ), rabbia per Ginevra la ragazza che ama e per molto altro.

La fase della depressione è una costante insieme a quella della rabbia. Matteo ripete ogni volta che la sua vita fa schifo e che non vale la pena viverla. Che tutto intorno a lui è orribile ed analizza, con occhi amari, ogni istante della sua esistenza. Vaga nei ricordi e non solo, osservando tutto quello che gli ha corroso l’anima.

La fase dell’accettazione arriva alla fine del libro. Dove per una serie di motivi si rende conto che l’unico cambiamento può solo partire da lui. E’ lui il motore di tutto.

Certo, mancano le fasi della negazione e della contrattazione, ma in un certo senso durante il monologo di Matteo ci sono.

Questo libro è un crescendo di sensazioni. L’autore ci porta ad andare aldilà della semplice figura arrabbiata di Matteo, perché la prima impressione è quella. Un ragazzo arrabbiato con la vita. Mentre invece è più complicato di così.

Ci ritroviamo davanti una figura sostanzialmente insicura. Impaurita dalla vita stessa, che non è capace di affrontare neanche l’amore, anzi quando cerca di farlo si ritrova a commettere un ennesimo errore proprio perché insicuro dei suoi sentimenti.

Per non affrontare le sue paure si rifugia nella disperazione, nella frustrazione, nelle droghe. Commette ogni errore più palese. Rifiuta l’amore della sua famiglia, dei suoi amici. Rifiuta tutti, come se nella sua mente lui quell’amore non lo meritasse. Ed è proprio questo il fulcro di tutto. Matteo non si sente amato e tutto questo parte proprio dalla figura del padre.

Ogni volta, Matteo ci rende noto del padre che non c’è e che l’amore della sua vita, Ginevra, non lo ama. Come se fosse un mantra, come se ci servisse a ricordare, effettivamente, cosa ha crepato la sua anima.

Un avvenimento infelice può portare, inconsciamente, al crollo di un essere umano.

Ad ogni modo il libro è un buon libro. Non è il mio genere, ma devo dire che è stata un interessante lettura.

Solo una cosa non mi è piaciuta molto. Per quanto sia palese nella trama ( nella quarta di copertina ) che il protagonista è in coma, l’autore specifica questa cosa solo a metà libro. Infatti, non sapevo se era un prima o un dopo, alla fine me ne sono andata per un idea.

Ad ogni modo, ringrazio l’autore per la copia cartacea e se vi piacciono i libri che indagano sulla mente umana questo è un libro che fa per voi.